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NOTIZIA

 

CHIESA MADRE "B. V. del Rosario"

 

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Vista della facciata

Il 1885 segnò l'inizio dei lavori relativi alla costruzione della nuova chiesa parrocchiale; l'antico tempio, infatti, non rispondeva più ai bisogni della comunità sia per la limitata capienza che per le precarie condizioni dell'edificio.

L'esigenza di un luogo più idoneo per il culto era sentita fin dal 1877 quando il parroco, don Vito Corvaglia, inviò una lettera a Pio IX "facendosi ardito a presentare a Sua Beatissima la preghiera come appresso: lo stesso trovasi parroco di una meschinissima chiesa, indegna al culto di Dio e neppure idonea a contenere una popolazione crescente di giorno in giorno. E perciò che si rivolge alla sua nota munificienza perchè voglia provvedere per la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale non potendo ciò ottenere dai suoi filiani, tutti gente agricola e di ristrette finanze".

Ma le aspirazioni dei Melissanesi si concretizzarono solo nel 1885 quando il nuovo parroco, don Vincenzo Danisi, costituì un comitato per la costruenda chiesa parrocchiale.

Fu quindi individuata l'area su cui edificare il tempio, compito alquanto difficile in un contesto urbano caratterizzato da una forte frammentazione della proprietà. In ogni modo, tenendo presente l'espansione dell'abitato, fu scelto un suolo prospiciente via Casarano e il 5 febbraio 1885 il notaio Oronzo D'Astore rogò l'atto di acquisto in favore del parroco don Vincenzo Danisi.

Alla spesa occorrente di L.1920 si fece fronte con "talune somme di denaro raccolte per pubbliche offerte dagli abitanti di Melissano, ma anche dè devoti diedero gratuitamente qualche parte del suolo".

Il Comitato, avuta a disposizione l'area, conferì l'incarico per la progettazione della nuova chiesa all'arch. Ferdinando Campasena da Lecce, il quale, pur essendosi laureato nella Napoli borbonica del 1857, aderì allo stile neorinascimentale che nell'Italia post-unitaria sembrò lo stile nazionale per antonomasia. Il Campasena, infatti, progettò un edificio dalle linee cinquecentesche che più si adattava allo scopo dovendo testimoniare non solo la fede dei committenti, ma anche il loro essere comunità: 1.500 Melissanesi che avevano chiesto ed ottenuto la separazione dal comune di Taviano ed ora, grazie alle migliorate condizioni economiche, innalzavano un'opera veramente straordinaria per un paese come Melissano. La chiesa fu quindi iniziata nel 1885 e nello stesso anno il presidente del comitato, Vito Panico, chiese all'Amministrazione Comunale di Casarano un contributo di L.10.000.

Elaborazione del Campasena

Nel 1892 l'edificio era già a buon punto risultando "ultimato il prospetto, capitelli, archi, e cornicioni, tutti in pietra leccese, mentre il resto era costituito in pietra tufacea. La somma occorsa per il materiale impiegato e lavoro eseguito ascendeva a L.39.000, di cui L.10.000 assicurate dal contributo comunale ed il resto "raccolte in pubbliche offerte ordinarie e straordinarie che in ogni domenica ed in ogni fine di anno s'incassano dal sig. Vito Panico".

Interno

Per portare a termine i lavori mancavano, quindi, una serie di opere indispensabili: volte, altari, campanile, pavimentazione, infissi, ma lo sforzo finanziario richiesto era di gran lunga superiore alle possibilità economiche dei Melissanesi ai quali occorsero ancora dieci anni per completare l'edificio. E non si poteva fare prima visto che la rottura dei rapporti commerciali con la Francia determinò una forte riduzione della richiesta di vino che, nonostante caduta dei prezzi, rimaneva largamente invenduto.

Navata centrale

Ma, nonostante ciò, la comunità costituita nel 1892 da 425 famiglie e 1800 anime, non lesinò energie per l'edificazione del tempio tanto che il parroco di Melissano, nella sua relazione al vescovo di Nardo, poteva affermare che "lo spirito religioso dei Melissanesi è cristiano e cattolico e pur leggendosi oltre a "L'Osservatore Romano", "La Tribuna" e il "Pungolo", nessuna influenza esercitano sull'ordine e sulla morale dei fedeli1.

Le strutture sono tipiche dell'Ottocento, molto possenti e tali da creare una prevalenza dei pieni sui vuoti. La facciata, dalle line sobrie e armoniose, é imponente.
Alta alla cuspide circa mt.25, ha tre porte, una centrale e due laterali, e tre finestroni ad arco. 

L'interno, a pianta basilicale, é diviso in tre navate da due ordini di pilastri a pianta quadrata, arricchiti da lesene, sui cui capitelli, in stile corinzio, si impostano gli archi di sostegno delle volte lamiate. Il transetto taglia a croce latina le tre navate.
Nel presbiterio, oltre all'altare maggiore in marmo, costruito nel 1901, prende posto a mezza altezza una robusta struttura in legno, che sorregge un vecchio organo.
Sulla navata sinistra vi sono tre altari, dedicati a San Vito, alla Beata Vergine Addolorata e a Sant'Antonio. Altri tre altari sono sulla navata destra, dedicati alla Beata Vergine del Carmine, a San Giuseppe e alla Madonna del Rosario, cui la chiesa é intitolata.

I primi quattro altari entrando dalla porta principale presentano dei complessi in cartapesta realizzati dal noto maestro cartapestaio leccese Giuseppe Manzo. Gli ultimi due altari, quelli dei titolari della chiesa, custodiscono due tele di Luigi Scorrano. Le opere, così come gli altari, risalgono tra l'ultimo decennio del XIX secolo e il 1905.
Sul lato sinistro del presbiterio é la sacrestia, su quello destro la Cappella del SS. Sacramento.

Tela di S. Antonio, un tempo custodita nella omonima chiesa (1614)

Il tempio ai lati dell'entrata reca le seguenti iscrizioni due epigrafi. Sulla destra:

D.O.M.

PRECUM EFFUSIO

DATORI DONORUM OMNIUM

ET INDEFESSA POPULI

ELARGITIO

AD EXITUM OPUS DUXERUNT

DIE 8 FEBRUARII 1902

Sulla sinistra:

A. D. MCMII

TEMPLUM HOC

AD PERPETUAM DEI GLORIAM

ET ANIMARUM SALUTEM

SUB TITULO B. V. SS. ROSARII

ET PATRICINIO D. ANTONII PATAVINII

AEDIFICATUM EST

L'edificio presenta una tela realizzata da Luigi Scorrano recante S. Antonio chino davanti al Gesù Bambino che scende dal cielo. Molto più importante è però un'altra tela custodita nella sacrestia di detta chiesa. Questa tela commissionata dal barone De Franchis nel 1614 ritrae S. Antonio con la classica iconologia: molti lo accomunano (anche per il periodo di realizzazione) ad un'altra tela a dir poco simile che era custodita nella chiesa dell'interessante abbazia di Santa Maria La Nova a Racale, anche se non lo è simile per la fattura dell'opera.

Campanile

 


1 "Melissano: società, economia e territorio fra '800 e '900" di Fernando Scozzi-1990

 

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