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S. Pietro
Era sita proprio dove
oggi sorge la chiesa dell’Immacolata. Attestata per
la prima volta nel 1514, esisteva già da molto
tempo. A personale avviso la costruzione della
chiesa a collocata tra il XII e il XIV secolo,
quando nelle nostre aree era molto diffuso il culto
petrino. Molte leggende parlano infatti del
passaggio dalle nostre zone del santo apostolo e
numerose sono le testimonianze dell’evangelizzazione
del Salento da parte di questo santo, tra cui la
colonna petrina a Leuca. Anche a Racale e a Taviano, in
prossimità della chiesa di S. Martino, esisteva la
chiesa di S. Pietro e molto probabilmente risale
sempre a quei secoli centrali del medioevo dove era forte il
culto, fortemente voluto dai Normanni. Esiste ancora
tra Gallipoli e Taviano, in prossimità della
superstrada, la chiesa di S. Pietro de Samari, che
risale al 1148. E’ un esempio tipico di architettura
normanna, con due cupole in asse, proprio come
poteva essere la nostra antichissima chiesa
parrocchiale.
In realtà della
chiesa antica poco o nulla sappiamo: si svolgeva
probabilmente il rito cattolico latino e la visita
pastorale del 1618 la riporta come diruta in quanto
nel frattempo era stata costruita di fronte la nuova
chiesa parrocchiale. Alcuni paramenti della chiesa
di S. Pietro furono trasferiti nella nuova chiesa,
così come le pietre sacre. Singolare il fatto che il
presule neretino De Franchis abbia attinto queste
informazioni dai settantenni e ottantenni del
piccolo insediamento di Melissano.
S. Nicola
Sorgeva nel fondo
omonimo e l’unica attestazione risale al 1618, dove
viene presentata come “discoverta”, cioè senza tetto
e con “plura sepulcra mortuorum”, ossia molti
sepolcri. A personale avviso era la chiesa più
antica di Melissano, quella con cui si è costituita
la prima comunità melissanese e quindi di sicuro
riferimento è il XIII secolo, ma potrebbe essere
retrodatata almeno al X secolo, epoca in cui il rito
greco era ancora prevalente nella terra d’Otranto.
Non a caso, S. Nicola, era il santo per antonomasia
del rito italo-greco, rito che secondo alcuni
storici esisteva ancora a Melissano nel XIV secolo,
anche se affiancato dal rito latino con la presenza
della chiesa di S. Pietro.
A costruirla quindi
sarebbero stati i primi abitanti di Melissano, o
molto più probabilmente l’epoptes bizantino, cioè il
funzionario dell’imperatore bizantino, impegnato ad
attirare al suo chorion i villani dai vicini
villaggi per ottenere una maggiore riscossione di
denaro. Forse più che l’epoptes, possiamo immaginare
che a volere la costruzione della chiesa di S.
Nicola, siano stati i monaci della vicina abbazia di
S. Maria de Civo, sempre per attirare la massa. La
chiesa potrebbe essere stata quindi una grancia, un
po’ come lo è stata la chiesa di S. Lorenzo a Racale,
grancia dell’abbazia dell’Alto di Felline.
La chiesa dopo la
distruzione del 1434 di Melissano, probabilmente cadde già in
disgrazia per la scomparsa del culto greco-ortodosso.
All’epoca della costruzione dell’adiacente ex chiesa
S. Antonio (seconda metà XVI secolo), alcuni conci
dell’ex chiesa di culto italo-greco furono
utilizzati per la nuova chiesa. Una prova è stata il
rinvenimento del concio in pietra leccese con
l’iscrizione greca.

Contrada Dote - Resti chiesetta Madonna tu Ndriolu,
probabilmente l'antica cappella Vergine del Rosario
Madonna del Rosario
La visita del 1719
del vescovo Sanfelice riporta una iscrizione “HOC
OPUS FIERI FECIT SCIPIO PANSA 1575”, riferendosi ad
un “sacello” dedicato alla Madonna del Rosario.
Secondo Quintino Scozzi si riferisce all’altare
della Madonna del Rosario dentro l’ex chiesa di S.
Antonio, il primo altare a sinistra.
Secondo altri, il
termine sacello sarebbe da interpretare come una
piccola chiesetta voluta dallo scriba Scipione Pansa,
dopo la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571,
dove grazie alle intercessioni della gente con il
Rosario alla Madonna, si diffuse proprio il culto
della Vergine del Rosario.

Chiesa matrice "B. V. del Rosario", transetto -
Battaglia di Lepanto, episodio storico che
incrementò il culto per il Rosario
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