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La
Confraternita dell'Immacolata Concezione fu fondata
nel XVII secolo, (1) periodo di grande diffusione
del culto mariano nel Salento. Dall'antico Statuto
(2) unico documento che ne testimonia la
costituzione, si rilevano i fini della "Sacra
Adunanza" e cioè "la maggior gloria di Dio e della
Vergine Santissima, il proprio spiritual profitto
ed il bene del prossimo" da raggiungere mediante la
preghiera collettiva ed il culto dell'Immacolata.
Perciò i confratelli erano tenuti a "recitare, ogni
sera, la corona con la propria famiglia; le
domeniche, solennità della Vergine ed altri dì
festivi solenni, intervenire la mattina in
congregazione ed assistere a tutti gli esercizi di
pietà, preci devote ed altre sacre funzioni che si
faranno, come altresì le sere dei venerdì dell'anno
e solennità della Vergine, confessarsi e
comunicarsi".
Fin dalla
sua costituzione, "la Confraternita era proprietaria
di pochi alberi di olivo che solo si affittano
carlini quindici e di un capitale di docati
settantasei al cinque per cento che non bastano
per cera, olio e festività della Vergine;
quindi ogni fratello per dare saggio della
sua carità versava, mensilmente, ...un grana
all'esattore". La regolarità con i pagamenti delle
quote mensili permetteva ai confratelli defunti
di usufruire dei "soliti suffragi di officiazione e
messe secondo il solito stabilito in detta
Congregazione". Come le altre Confraternite,
infatti, anche quella di Melissano si occupava della
sepoltura e dei riti funebri che insieme alle
preghiere dei confratelli e all'intercessione
dell'Immacolata contribuivano alla salute dell'anima
e infondevano sicurezza dinanzi all'incognita della
morte.
Al Priore e
ai due Assistenti, eletti dai confratelli il primo
giorno di ogni anno, mediante "voti secreti" e
previa lettura delle norme statutarie, competeva
l'amministrazione della Confraternita. Il priore che
cessava l'anno del suo ufficio, proponeva "tre
fratelli dei più probi e timorati di Dio e chi fra
questi tre avrà il maggior numero di voti e cioè uno
di più della metà dei fratelli congregati, resterà
eletto priore. E lo stesso metodo dovrà tenersi
per i primo e secondo assistente".
I nuovi
eletti assumevano l'ufficio con il canto del "Te
Deum" e quindi procedevano alla nomina
dell'esattore, di due razionali e del depositario.
Per gli affari di una certa importanza, comunque, il
priore era tenuto a "radunare la Congregazione e
proporre il tutto ai congregati dei quali sarà
risoluto colla maggioranza dei voti dei medesimi".
All'assemblea dei confratelli competeva, inoltre,
"la scelta di un sacerdote probo che dirigga in
quanto allo spirituale, amovibile a
richiesta degli stessi fratelli, il quale
affatto non possa ingerirsi negli affari
temporali della Congregazione".
Uno
Statuto, quindi, improntato alla massima
democrazia, alla netta separazione degli affari
temporali dall'aspetto spirituale, ad una
specifica distinzione dei ruoli degli
amministratori, regole straordinarie se confrontate
con la realtà economica e sociale di una Comunità
che viveva ancora in pieno feudalesimo, senza
istituzione comunale né autorità civile che non
fosse il feudatario di turno. L'Associazione,
pertanto, non rappresentava solo un mezzo per
assicurasi suffragi e sepoltura, ma svolgeva
anche un ruolo di aggregazione sociale
permettendo ad un certo numero di confratelli di
disimpegnare le funzioni previste dallo Statuto e
quelle inerenti la titolarità della chiesa
dell'Immacolata, la cui esistenza è attestata per
la prima volta dal vescovo di Nardò, mons. Antonio
Sanfelice. Il presule, infatti, nella visita
pastorale effettuata a Melissano nel 1719, "visitò
la chiesetta dell'Immacolata Concezione, l'altare e
le suppellettili sacre". (3)
L'epigrafe
sul frontespizio della chiesa ricorda, inoltre,
che nell'anno del Signore 1866, la stessa fu
demolita e riedificata. Occorreva un tempio più
grande e ciò fu probabilmente ottenuto costruendo
la prima campata e la navata laterale; della chiesa
seicentesca fu conservato l'altare maggiore ed il
muro perimetrale cui era appoggiato l'antico
Calvario prospiciente su Via Campo di Fiori.
Fu inoltre
ingrandito il sepolcro dei confratelli, ricavato tra
il pavimento della sagrestia e la pendenza naturale
del terreno ed utilizzato, mediante deposizione
delle salme attraverso due botole, fino agli ultimi
decenni del 1800. A quel periodo risale la
costruzione del vecchio cimitero che, facendo venire
meno uno dei motivi di adesione alla Confraternita,
causò una diminuzione degli iscritti tanto che nel
1901, mons. Giuseppe Ricciardi, constatava che "il
numero dei fratelli è in decadenza, ridotti a quasi
cinquanta". (4)
Per
superare le difficoltà, le Confraternite dei Comuni
limitrofi costruirono immediatamente le proprie
cappelle cimiteriali, accogliendo in questo modo
nelle proprie fila, per fede e per necessità, la
maggior parte degli abitanti dei rispettivi paesi.
La Confraternita di Melissano, invece, sia per la
carenza di risorse finanziarie che per lo scarso
interesse dei responsabili, fu in grado di farlo
solo dopo circa trenta anni dall'apertura del nuovo
cimitero, quando ormai si era affermato l'uso della
costruzione di cappelle di famiglia. Ciononostante
si registrò un incremento degli iscritti per cui il
vescovo Nicola Giannattasio affermava, nel 1914, che
"la Congregazione ha 80 fratelli e 179 sorelle",
anche se questo non portò ad un miglioramento della
situazione finanziaria dell'Associazione la quale,
"non avendo beni di sorta - rilevava lo stesso
presule - in tutto dipende dal priore, Sig. Saverio
Panico, il quale identifica la sua persona con
quella della Confraternita". (5)
In realtà
l'Associazione possedeva l'oliveto riportato nel
primo Statuto, al quale nel 1940 si aggiunse un
vigneto che Giuseppe Corvaglia fu Giosuè donò alla
Confraternita legandolo alla celebrazione di
messe, panegirico e settenario in onore
dell'Addolorata. Ma, data la tenuità delle
rendite dei due fondi, le modeste entrate della
Confraternita consistevano, soprattutto, nel
ricavato delle questue e delle quote di iscrizione
dei confratelli alle offerte dei quali si
ricorreva per il culto dell'Immacolata
protagonista, secondo la tradizione orale,
di avvenimenti straordinari legati alla
bellezza della statua.(6) Gran parte della storia
dell'Associazione ruota, infatti, intorno a questa
immagine che ha suscitato sentimenti di profonda
devozione e di costante impegno per la cura della
chiesa Lei dedicata.
Nel corso
degli anni, infatti, sono stati effettuati diversi
interventi, alcuni dei quali discutibili, (7) ma
sempre finalizzati a mantenere l'edificio in
condizioni ottimali, cosicchè si può affermare come
fece il vescovo Ricciardi agli inizi del secolo
scorso che "l'oratorio è conservato al culto merce
l'oblazione ed il concorso dei confratelli". Questo,
a prescindere dal seguito avuto dall'Associazione in
una realtà particolare come quella melissanese, è
uno dei meriti principali della Confraternita che
rappresenta una delle poche testimonianze della
storia religiosa e sociale della Comunità. La stessa
ha visto recentemente aumentare il numero di
adesioni, segno che dopo circa quattro secoli le
motivazioni che portarono alla sua fondazione non
sono del tutto superate e vanno anzi arricchite di
nuovi obiettivi in linea con la mutata realtà dei
tempi.
Fernando
Scozzi
1. Oltre alla Confraternita dell'Immacolata, presso
la chiesa parrocchiale di Melissano furono
costituite nel XVII secolo le Confraternite del
"S.S. Sacramento" e di "Maria S.S. del Rosario". Di
queste due ultime Associazioni si perde traccia nel
secolo successivo. Le confraternite pugliesi in età
moderna, a cura di Liana Bertoldi Lenoci, Schena,
1988.
2. Copia dello Statuto della Confraternita (al quale
il 9 ottobre 1778 fu concesso il regio assenso da
Ferdinando IV) trovasi presso l'Archivio della Curia
Vescovile di Nardò. Il testo è stato integralmente
riportato in appendice della pubblicazione dello
scrivente: Melissano, società, economia, territorio
fra '800 e '900, Lecce, 1990. Non vi è traccia,
invece, delle Regole della Confraternita tramite le
quali si definiva minuziosamente l'attività
dell'Associazione il cui archivio conserva solo
pochi documenti formati nel secolo scorso. Proprio
per evitare la dispersione delle carte, mons.
Corrado Ursi, consigliò nel 1957 "la costruzione di
un conveniente archivio, poiché i registri non
possono tenersi in case private". Consiglio,
evidentemente, rimasto inascoltato.
Lo Statuto attualmente in vigore, unico per le
congregazioni della diocesi di Nardò-Gallipoli, fu
approvato da mons. Aldo Garzia nel 1990 e si
caratterizza per una notevole limitazione
dell'antica autonomia delle confraternite rispetto
alla gerarchia ecclesiastica.
(3) Q. Scozzi "Un paese del Sud, Melissano", Matino,
1981
4. Q. Scozzi, op. cit. .
5. F. Scozzi, op.cit. .
6. Il primo episodio fa riferimento al 1923, anno in
cui la statua dell'Immacolata fu posta nella
nicchia dell'altare maggiore, preferendo
acquistare un'altra immagine meno pesante da
utilizzare per le processioni. Si racconta, quindi,
che l'Immacolata apparve in sogno al Priore
comunicandogli di avere subito danni alla sua
statua a causa della nuova collocazione alla
stessa non gradita. La mattina seguente fu
constatata la veridicità del sogno e quindi la
vecchia statua ritornò ad essere portata in
processione e la nuova fu definitivamente collocata
nella nicchia dell'altare, dove attualmente si
trova.
Il secondo avvenimento (nel quale non è
difficile intravedere un certo pregiudizio nei
confronti dell'allora Capoluogo) riguarda il
tentato furto della medesima statua ad opera di
casaranesi i quali, volendo onorare a tutti i
costi un'immagine così bella nella propria
parrocchia, penetrarono nottetempo nella chiesa e
la rubarono. Ma non riuscirono nel loro intento
perché, giunti al partifeudo dei due paesi, la
statua divenne così pesante da rendere impossibile
il proseguimento del viaggio. La stessa, infatti,
poteva essere trasportata solo nella direzione di
Melissano, per cui i casaranesi furono costretti a
riportare l'immagine nella chiesa della
Confraternita.
7. Negli anni 1921/23 fu rialzato il pavimento del
presbiterio, messi in opera la balaustra ed il
tabernacolo, aperta la nicchia dell'altare previo
spostamento sulla porta di ingresso del quadro
dell'Immacolata ivi esistente. Nel 1954, invece,
furono eseguiti i lavori relativi alla nuova
pavimentazione. Negli anni settanta, tra l'altro,
furono eliminate la balaustra e la mensa dell'altare
il quale fu dipinto, incredibilmente, con pittura a
base di smalto rosa passata sull'originario colore
verde-alabastro
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