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Veduta esterna attuale del tempio
Storia
La sua costruzione secondo alcuni
studiosi risale ai primordi del '500, (nel 1522
contava 22 fuochi), anche se si ritiene che sia
stata costruita sopra una chiesetta del 1200/1300;
secondo le personali ipotesi la chiesa potrebbe aver
subito nei primi decenni del XVII secolo un
ribaltamento, cambiando l'orientamento da est-ovest
a ovest-est. L'altare maggiore insomma era posto in
prossimità dell'entrata e una conferma è
rappresentata dall'affresco (sulla controfacciata)
di S. Antonio e quello sottostante, deturpato ma
raffigurante probabilmente una Vergine con Bambino
dipinta su un monolite. La chiesa potrebbe essere
sorta sopra un ambiente ipogeo dove era nascosto il
monolite, e una volta ritrovato (di solito l'evento
è collegato ad eventi miracolosi), si è voluto
costruire un tempio in relazione all'evento. Una
conferma di tale ipotesi è la presenza nella chiesa
di un concio in pietra leccese (mentre la chiesa è
in carparo) con l'iscrizione greca "Alixi";
da ricordare inoltre che la chiesa sorge su un banco
roccioso.
La chiesa esisteva
già nel 1575, cioè un anno dopo della battaglia di
Lepanto (7 ottobre 1571) che sancì la vittoria delle
truppe cristiane sui Turchi e il forte rafforzamento
del culto del Rosario; non a caso l'altare della
Vergine del Rosario è stato costruito nel 1575 da
Scipione Panza.
Non si conosce l’anno
di costruzione del tempio per totale carenza di
documentazione. Secondo le ultime indagini svolte
dal prof. Fernando Scozzi, (su indicazione del
sottoscritto) la chiesa fu costruita, o molto più
probabilmente ricostruita tra il 1569 e il 1577,
cioè durante il vescovato di Ambrogio Salvi, come
riferisce la visita del 1618.
Una lapide, in pietra
leccese incastonata sulla facciata interna, al di
sopra della porta maggiore, reca incise la versione
latina delle seguenti parole: "Dio Ottimo Massimo –
la devozione costruì dalle fondamenta l’ultima parte
del sacro tempio. Ingrandì, restaurò, ornò, quel che
l’antica chiesa aveva edificato, 1612". Molto più
probabile che la chiesa avesse subito una
ristrutturazione.
Grazie comunque al
vescovo di quell’epoca Luigi De Franchis (o al
parroco) che fece apporre l’epigrafe, si sa, quindi
che nel 1612 l’ANTIQUA ECCLESIA fu restaurata e, in
parte ricostruita.

Modanature di capitelli
La lapide della
ricostruzione non esiste più perchè stata scoperta
un'altra più giovane, datata 1738:
D. O. M.
PIETAS
ALANI
SACRAE AEDIS
SOLO
EXTRUXIT
AEUQUAM
QUAE ANTIQUM
FUERAT
ECCLESIA
AUXIT RESTAURAVIT ORNAVIT
A.D. R.S. MDCCXXXVIII
Nelle visite del 1620
e del 1623 il vescovo De Franchis trovano la chiesa
in ottimo stato mentre il Granafei nel 1637 ordina
al parroco di coprire con canne e imbrici parte
almeno della chiesa nuovamente edificata in questo
casale; era la parte dove era conservato il SS.
Sacramento, il fonte battesimale e gli olii sacri.
La nuova costruzione a distanza di 15 anni non
necessitava di manutenzioni eccezionali perchè
probabilmente si doveva solo coprire il tetto a
capriata.
Verso la fine del
1800 la chiesa ebbe un nuovo restauro. Dalla
delibera N69 del settembre 1887, avente per oggetto
“restauro alla chiesa di Melissano, si apprende
essere stato affrontato dai consiglieri melissanesi
il problema dell’abbattimento di un angolo della
chiesa. Nella riunione del 30 aprile 1888 si
discusse ancora a riguardo e, a seguito di votazione
per appello nominale, si deliberò “prelevare le
somme risultanti da progetto d’Elia…”.
Agli albori del '900,
risultò superfluo continuare a svolgere l'esercizio
religioso nell'antico tempio il quale, spogliato di
tutto ciò che poteva servire per la nuova chiesa e
per giunta privo di manutenzione, rischiava di
andare completamente in rovina. La mancanza del
lastricato solare e dei livellini sull'attico
permetteva, infatti, copiose infiltrazioni di acqua
piovana che danneggiavano gravemente l'intonaco e le
volte. I finestroni, inoltre, erano rimasti privi di
infissi, mentre le porte necessitavano di urgenti
riparazioni.
L'antica chiesa è
stata oggetto di restauri sovvenzionati dalla
regione Puglia, riportando alla luce numerose ossa,
ora sepolte nel cimitero comunale, qualche moneta,
qualche oggetto comune e un quadro su tela
raffigurante Sant'Antonio con sullo sfondo un
ambiente simile a quella della baia di Napoli; ciò è
probabilmente da collegarsi alla riconoscenza dei
principi De Franchis, originari di Napoli. E' stato
esumato anche un cadavere individuato come
don Marino Manco.

Particolare decorativo della finestra sulla
facciata: al centro si nota un viso forse dal valore
apotropaico
Nella delibera
relativa alla seduta del 16 marzo del 1892 si legge
“il presidente, data lettura della liberazione
consigliare dell’8 settembre 1887 N69, superiormente
approvata, stabilisce di abbattere l’angolo
sporgente a sud della chiesa matrice di Melissano
per ragioni di edilizia e di sicurezza pubblica,
come da perizia di Marzano Fedele di racale”. Il 5
giugno 1910 la chiesa venne restaurata con le
oblazione del popolo e con quella, più consistente,
del benefattore Francesco Corvaglia.

L'ex chiesa nel 1978
Nel novembre del 1978
il comune di Melissano divenne, in virtù di una
permuta, proprietario della chiesa. Con decreto 7
maggio 1979 la Soprintendenza alle Antichità e Belle
Arti di Bari “dichiara l’ex chiesa parrocchiale
complesso monumentale di importante interesse
storico- artistico e la sottopone al vincolo di
tutela ai sensi della legge 1.6.1930 N1809”. L’anno
successivo e precisamente il 9/12/1980 con delibera
N203, il comune approvò un progetto finalizzato al
recupero della Sacra Fabbrica”. I lavori di
restauro, autorizzati dalla stessa Soprintendenza e
diretti dall’architetto Francesco Longo di Taviano,
sono stati conclusi nel 1997. Divenuta centro
culturale, è stata intitolata al prof. Quintino
Scozzi di Melissano e inaugurata il 6/12/1997.
La chiesa nel 1997 fu
oggetto di un ulteriore restauro dal punto di vista
decorativo guidato dal prof. Dario Morgante e dai
suoi ex alunni dell'istituto d'arte di Parabita.
Descrizione
Attualmente
l'edificio è adibito a centro Culturale “Quintino
Scozzi”. Sorge nel cuore del paese antico, è
costruito in conci tufo, ha un’unica navata, lunga
m22 e larga 7. La volta richiama lo stile romanico.
E’ articolata in quattro campate, compreso il vano
absidale pentalobato. La prima, la seconda e la
quarta hanno la medesima quota, mentre la terza,
quella cioè che precede immediatamente l’abside, ha
una quota leggermente più alta. Annessa all’abside
semicircolare è la sacrestia: un vano, semibuio,
comunicante un tempo, per una porticina, con un
altro vano a botte. Sui muri laterali, che
costituiscono con i pilastri, la struttura portante
del tempio, erano addossati gli altri (sei in tutto,
compreso l’altare maggiore), in pietra leccese,
decorati con piacevoli composizioni floreali e
puttini a bassorilievo.

L'interno dopo il restauro del 1999
Il primo altare, a
sinistra della porta maggiore, era dedicato alla
B.V. del Rosario, effigiata su una preziosa tela.
Sul secondo altare del lato destro era dipinta,
sempre su tela, l’immagine della vergine del
Carmine. Sull’altare, posto di fronte alla porticina
laterale, si ammirava un’altra tela con l’immagine
di S. Antonio da Padova, cui la chiesa era
intitolata. Sul pilastro sinistro, poco discosto
dall’ingresso laterale (oggi murato) era addossato
un pergamo ligneo. Sulla facciata interna del
frontespizio si vedeva, in alto, e si vede tuttora,
discretamente conservata nonostante il muro sia
intriso di umidità, l’effige di S. Antonio. I
vecchi amano raccontare, e guai a contraddirli, che
l’immagine del santo fu impressa sul muro dalla
scarica di un fulmine durante un temporale.
Sull'esterno sono
visibili le tre fasi di manutenzione della chiesa:
in particolare si notano le due finestre più alte e
in fondo una finestra più bassa. Le operazioni di
intervento appaiono simili a quelli effettuati nel
santuario di S. Maria della Strada, anch'essa di
stile romanico: nella prima fase la chiesa è facile
immaginarla di lunghezza più corta, con la copertura
a capriate più bassa e uscita ad abside, mentre nel
1612 la chiesa si presentava già con le
caratteristiche attuali, in quanto l'altare di S.
Antonio fu fatto costruire dalla popolazione e la
tela datata 1614 fatta commissionare De Franchis.
Nel 1778 si è effettuato un altro restauro,
probabilmente si è costruita l'attuale copertura. Le
vari e linee esterne dovrebbero confermare l’ipotesi
di un origine della chiesa con orientamento opposto
a quello attuale, cioè con lo stesso orientamento
della vecchia chiesa di S. Pietro (ora Immacolata) e
con un progressivo allargamento che va dall’entrata
verso l’attuale piazza del paese.
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