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IL PUNTO di Stefano Cortese |

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I lavori di restauro della chiesa della Madonna dell’Alto a Felline Passando un sabato pomeriggio di dicembre dalla Madonna dell’Alto, posta sulla serra tra Felline e la litoranea, ho potuto notare l’inizio dei lavori di restauro. Profondo interesse hanno dimostrato il rinvenimento di alcuni saggi effettuati lungo le pareti e che hanno messo in luce alcuni disegni votivi a carboncino. Ho avuto modo così di frequentare spesso la chiesa rupestre e di confrontarmi con le restauratrici del tempio. Ho redatto così uno studio approfondito dove ho messo a nudo tutte le infondatezze su cui erano basati gli esigui studi sulla chiesa e ho proposto una descrizione storico-architettonica-decorativa davvero scientifica, subito consegnata alla direttrice dei lavori di restauro e al parroco di Felline. La descrizione parlava dell’antichità del sito, delle testimonianze dell’età del bronzo, di età romana e medievale sino alla costruzione del monastero con annessa abbazia. Ho proposto una successione cronologica del monastero ben più plausibile delle precedenti, con una origine oscillante tra il X-XI, con una frequentazione probabilmente antecedente per via della “Kalive”; la successione poi ha rivelato un abbandono dell’abbazia e un riappropriamento nel corso del XV secolo, come è avvenuto per Civo o tanti altri insediamenti. Nella seconda metà del XVI secolo poi è stata ristrutturata un’altra volta. I saggi mi hanno dato ragione con la scoperta di conci di riutilizzo con conci affrescati facenti parte della ristrutturazione del XV secolo. Il restauro ha poi rivelato la presenza di tre figure nell’affresco della Vergine: dopo vari studi sono riuscito ad identificarli come i feudatari di Felline, in base a due nomi dei tre personaggi, proponendo prima della ripulitura il nome del terzo personaggio, Porzia Tolomei; i fatti mi hanno dato ragione. I disegni a carboncino hanno rivelato molte imbarcazioni ex voto, ma una in particolare è molto più grande e si notano due figure umane ed iscrizioni: in base al disegno ho proposto l’interpretazione del sacco dei Veneziani (1484) o dei Turchi (1537) di Felline (la nave è orientale), confortato anche dal fatto che la chiesa prima del XV secolo non aveva una estensione del genere e che stavano sotto lo stato di intonaco del 1577. La mia non è propaganda però quando si prevedono delle scopoerte , di hanno grandi soddisfazioni fino a quando non te le offuscano. Di recente infatti sono andato a vedere i lavori terminali per la festa del 3-4 aprile ed ho notato le autentiche corbellerie scritte nelle didascalie. Innanzitutto nella descrizione della chiesa si analizza il fatto che la chiesa sia posta lungo una strada di pellegrinaggio. Una autentica cazzata in quanto, un percorso di pellegrinaggio nel medioevo molto difficilmente starebbe in prossimità della costa, da dove provenivano le invasioni e razzie turche. Esistono già nelle vicinanze due vie di pellegrinaggio, una quella di crinale che va da Supersano, Ruffano, Taurisano e scende per Leuca, l’altra che va da S. Mauro a Sannicola, S: Pietro dei Samari, S. Marina a Taviano, S. Maria de Civo, Madonna della Luce (Ugento) per proseguire per Leuca. Questi due percorsi sono stati dimostrati dal rinvenimento di materiale archeologico affine ad una arteria di pellegrinaggio. Ebbene un ipotetico tragitto per Leuca che passasse dall’abbazia dell’Alto non si hanno traccia nè a livello archeologico, né nella tradizione. E’ quindi una notizia del tutto infondata. Nella stessa didascalia si collega il fatto della via di pellegrinaggio con la presenza dei disegni a carboncino che in realtà sono dovuti ad una grazia richiesta o ricevuta dalla Madonna dell’Alto, come si legge in una iscrizione. Facile arrivare alla presenza del santuario come posto lungo la strada da Felline per la litoranea e non come via di pellegrinaggio per Leuca, di cui non si notano neanche le tracce dell’assetto viario. Infine le analisi dell’affresco della Vergine con Bambino sono impostate male in quanto sono state influenzate dalle informazioni di un testo che parla di questa opera come in “puro stile bizantino”, altra autentica “cazzata”. Già le lettere dell’affresco sono latine, le datazioni latine, l’effetto tridimensionale tipico latino che si contrappone allo stile bizantino, in Bambino che benedice alla latina e non alla bizantina. Non so per quale motivo si asserisca che l’affresco è di gusto italo-greco! Un vero scempio interpretativo che si contrappone all’ottimo intervento di restauro degli affreschi. Un vero peccato che la gente si formi su queste errate informazioni!!! Puoi dire la tua nel Forum Clicca sull’immagine per ingrandire La Vergine in puro stile latino e non bizantino Concio affrescato di riutilizzo (XV secolo) L’imbarcazione più complessa raffigurante una nave veneziana o turca (XV-XVI secolo) |

