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IL PUNTO di Stefano Cortese |

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Ricerche storiche su Melissano e false concezioni archeologiche Da quando frequento l’università di Lecce (facoltà beni culturali) a livello di pubblicazioni è stato questo un anno di stasi, dopo che ho pubblicato per tre anni consecutivi alcuni articoli sugli opuscoli della Madonna della Coltura, in occasione del restauro della cappella della Crocefissione dentro la Madonna della Strada a Taurisano, e sulla scoperta dell’identità del dittico nella chiesa di Casaranello (XI secolo), oltre che articoli vari. E’ stato piuttosto un anno di consolidamento di conoscenze ma soprattutto di sorprese archeologiche, se così possiamo chiamarle. La venuta nella scorsa settimana nella mia casa , senza alcun preavviso e senza conoscerlo minimamente, del prof. Andrè Jacob, che ha lavorato nell’archivio di stato Vaticano e che ha smascherato tanti falsi e tante verità sul medioevo salentino, per me è stata una grandissima soddisfazione e mi ha fatto riflettere sul buon operato dei miei studi, che si concentrano soprattutto sulla scomparsa abbazia del Civo, tra Melissano, Taviano e Racale ma che toccano tanti punti alcuni dei quali li esporrò in questo articolo, svelandovi alcune verità che demoliscono le concezioni create dagli storici locali tanti anni fa e che ora stanno decadendo sotto gli studi e scavi archeologici. Iniziamo dai menhir: tutti li datano nell’età del Bronzo e sui miei personali studi ne ero convinto, trovando anche un elemento di conforto (anche se con datazioni più basse) tra i commerci dei Micenei con gente della Britannia. Con l’arrivo del prof. Arthur e tanti studi è stato dimostrato come i menhir siano stati utilizzati dal VII al IX secolo, cioè in carenza di denaro e quando era diffuso il vivere in grotta; non a caso moltissimi menhir sono cristianizzati. Erano quindi dei simboli cristiani e possiamo notare l’esistenza di un villaggio medievale proprio nel sito del menhir mentre solo in alcuni casi i menhir sorgono su aree di insediamento del bronzo. Analogo discorso per molte specchie, anche se non tutte dove possiamo datarle all’epoca normanna, in quanto erano vere e proprie motte. Parlavo prima del vivere “in rupe”: è opinione diffusa, su tutti i libri, che il vivere in grotta e creazione di chiese-cripte debbano essere ricondotte all’influenza dei monaci bizantini che vennero a popolare le nostre contrade dal VIII secolo. In realtà le grotte sono sempre state frequentate e molte grotte erano già frequentate già prima della venuta dei monaci “basiliani” come abbiamo dimostrato nella grotta di S. Cristoforo a Roca. In entrambi i casi parliamo di alto medioevo dove scarseggiano le fonti e si sono fatte supposizioni purtroppo sbagliate. Credo che neanche il professore Arthur, docente di archeologia medievale all’università di Lecce, si sarebbe aspettato lo scenario che sta venendo fuori dagli scavi di Supersano, dove le stratigrafie sono datate al VII secolo: capanne con fossa sottostante e un ambiente simile a quello protostorico. Eppure se facciamo un salto indietro per almeno un secolo troviamo, a pochi km di distanza, gli splendori dei mosaici di Casaranello. Sono tutti fenomeni complessi che stiamo analizzando oltre che elaborare una storia più plausibile su molti comuni salentini, in base agli scavi di Apigliano e 4 macine, tra cui la nostra Melissano. Importantissima la contrada Civo a Melissano, con frequentazioni antichissime, dove vale la pena effettuare almeno qualche saggio; attestazioni di Melissano dal 1269 ma che probabilmente risale a molto prima, forse all’epoca bizantina per via del toponimo e di alcune chiese di culto greco, tra cui S. Nicola, S. Stefano e S. Andrea. Conto di pubblicare questo lavoro di topografia medievale sul sito e che sbalordirà gli appassionati del campo. Tanto c’è ancora da lavorare ma sono sicuro che si siano alcuni paletti fissi per l’archeologia salentina e che non permetteranno di avanzare tante invenzioni che purtroppo sono entrate nella concezione comune e che dovremo fare di tutto per spazzarle via. Puoi dire la tua nel forum |