Casella di testo:

La fontana monumentale

La personale lettera recapitata al direttore della Soprintendenza dei beni architettonici di Lecce, dott. Nunzio Tomaiuoli, e alla redazione de “Il nuovo quotidiano” ha, come avevo prospettato, incendiato ancor di più il dibattito.

Ho ponderato bene i tempi, forse in vista di una eventuale candidatura alle prossime elezioni, per rendere pubblico il mio pensiero inerente il progetto di riqualificazione, non sulla conduzione, ma sullo stato attuale dei fatti, proprio come insegna Machiavelli guardare alla realtà “effettuale”.

L’intervento nelle parti iniziali asseriva la formula “tralasciando l’impatto della stessa fontana…” e quindi non era rivolto a problemi di impatto, bensì sulla necessità o meno di abbattimento: questo mio messaggio è stato totalmente travisato dall’articolo di Giorgio Tornesello di Matino.

Lo stesso afferma dinnanzi all’eventualità che la fontana“possa essere annoverata tra i beni architettonici degni di tutela, ... una vera e propria contraddizione in termini”. Innanzitutto nessuno ha parlato di tutela della fontana e se Giorgio dice ciò palesa alcune lacune in materia di legislazione dei Beni culturali e non ha soprattutto chiaro il concetto stesso di bene culturale e quindi architettonico.

Il bene culturale in sé, è qualunque oggetto che presenti traccia della civiltà dell’uomo, quindi anche la fontana è un bene, in valore assoluto. Lo stesso bene è soggetto poi ad un valore secondario, cioè soggettivo, che è, usando un termine di “brandiana” memoria, “l’istanza estetica”. Proprio per tale motivo, è l’estetica è un valore secondario, in quanto soggettivo, come testimonia già il relativismo gnoseologico dei filosofi sofisti. Al sottoscritto, per esempio, alcuni quadri di Picasso, non piacciono, ma riconosco il valore assoluto di bene: ecco che “l’istanza estetica” rimane marginale in confronto al valore assoluto di bene. Immaginate voi, per assurdo, il sottoscritto, direttore di una pinacoteca con un quadro di Picasso, che non mi piace: allora non comprendendone il valore, lo vendo o lo metto nei depositi. Sarebbe un gravissimo errore. Passando propriamente ai beni architettonici, l’intervento di ripristino è superato da ben un quarantennio, proprio grazie alle teorie universali di Cesare Brandi, che ha creato la “koinè mondiale” del ripristino e restauro. A pochi passi, nella chiesa Madonna della Lizza, ad Alezio, abbiamo un esempio di scempio del ripristino in stile, attuato tra il 1959 e il 1962. La chiesa tardomedievale, della prima metà del XIV secolo, aveva aggiunte barocche di età tardoseicentesca: ecco che il “ripristino in stile” ha eliminato questa importante “traccia dell’opera d’arte”; per analogia lo stesso dicasi per la fontana, visto che ormai è eretta da otto anni.

Bisogna privilegiare tutti i passaggi artistici del bene e la fontana, in valore assoluto, indifferentemente dall’”istanza estetica”, è un bene è pertanto va salvaguardato, rammentando che il progetto va sempre visto in un’ottica globale di riqualificazione che “getta dei raggi di luce” sul nostro passato.

 

 

 

Entra nel Forum

IL PUNTO di Stefano Cortese

tuttomelissano.itLa voce di Melissano