Home page

Informazioni

Chat/Forum

Archivio

 Staff

Scrivi a tuttomelissano

 

TRADIZIONI

ALTARI SETTIMANA SANTA

 

 

Il giovedì santo è il giorno dei "sabburchi" e nella mattinata, vengono preparati gli altari. I semi di grano, posti qualche settimana prima nella bambagia, tenuti al buio e annaffiati pazientemente ogni giorno, vengono posti ora all'aperto, sopra questi altari. Dopo la messa serale e la distribuzione del pane, le famiglie visitano gli altari preparati nel paese: oltre agli altari nella chiese esistenti (chiesa matrice, dell'Immacolata, Gesù Redentore e cappella San Donato), ci si ferma anche all'altare posto su via Racale e al calvario posto su via Casarano. Un tempo, del "giro" faceva parte anche l'ex chiesa della Madonna del Carmine in contrada Campo dei Fiori.

DOMENICA DELLE PALME

Notizie tratte ed adattate da Q. Scozzi “Un paese del sud. Melissano”

“Quel giorno, numerosi ragazzi tra i 10 e i 15 anni, stazionavano sin dalle prime ore del mattino, davanti al frontespizio della chiesa parrocchiale. Appartenevano, per lo più, a famiglie di contadini. Mancavano i figli dei “Signori” e quelli i cui genitori non possedevano un fazzoletto di terra. Ognuno aveva in braccio una fascina di rami d’olivo che sollevava il più possibile perché fosse meglio osservata dai compagni.

Grida stridule, fischi assordanti e un ondeggiare di fascine d’olivo sullo spiazzo antistante la chiesa caratterizzavano le prime ore della domenica delle Palme.

Era consuetudine che, al passaggio del baroccio o di un traino, tutti si mettessero a gridare con tutta la forza in corpo. L’assordante, interminabile urlo aveva lo scopo di bloccare l’asino transeunte. Alle grida e ai fischi degli scalmanati, la povera bestia inchiodava, infatti, le quattro zampe per terra. Il conducente allora montava su tutte le furie, dava colpi di scudiscio sul dorso del povero animale e sbottava mentre la gente, in piazza, scompisciava dalle risa. Alle 10 s’apriva, finalmente, il portone centrale e la marmaglia entrava in chiesa per la benedizione dei rami che, nei giorni successivi, venivano messi a dimora, dai genitori dei ragazzi, nei campi perché proteggessero, come vuole la tradizione, le loro colture dalle gelate e altre intemperie.

CAREMMA

La caremma, dal francese "quaremme"= quaresima, è rappresentata da un fantoccio nero con in testa un fazzoletto e in mano gli attrezzi per filare la lana per simboleggiare il trascorrere del tempo. Ai suoi piedi viene posta una arancia con infilzate sette penne di gallina, una per ogni settimana della quaresima.

La sua comparsa infatti è stabilita il giorno delle ceneri ad indicare la penitenza e la purificazione spirituale.

La tradizione vuole che i curiosi fantocci siano appesi ai crocicchi delle strade o sui balconi per quaranta giorni, ovvero sino al giorno in cui il loro rogo sancisce la fine della penitenza. Bruciata la caremma, anche per esorcizzare il male, venivano una volta offerte le cosiddette "cuddhure", il tipico pane dolce con al centro un uovo, che prendono la forma di un pupazzo, un cesto o una gallina.

Un vero peccato che la tradizione scompaia: a Melissano questa tradizione sopravvive solo in una abitazione, quella presente su via Isonzo, nelle immediate vicinanze delle scuole elementari.

FOCAREDDHA SAN BIAGIO

In questi ultimi anni diverse feste sono state soppresse e così la devozione verso tali santi.  All'appartenenza dell’ex casale di Melissano alla contea di Alessano, è dovuta la festa di S. Biagio, santo tipicamente orientale che testimonia la presenza del rito ortodosso a Melissano sino ad almeno XV secolo. Nota è la focareddha perchè è l'unico paese dell'area dove la si svolge il 3 febbraio e non il 17 gennaio, festa di S. Antonio Abate. Questo si deve probabilmente per la spiegazione

effettuata precedentemente: Melissano a differenza dei paesi limitrofi apparteneva alla contea di Alessano; infatti numerosi centri dell'area di Alessano venerano S. Biagio.

La focareddha sino a qualche decennio fa si svolgeva anche il 19 marzo, festa di S. Giuseppe, ormai in disuso; tanto si è discusso sul suo significato ma sicura sembra la valenza purificatrice e di buon auspicio per il nuovo anno nei campi.

LU SCAZZAMURREDDHRU

E’ una delle credenze più diffuse nel Salento, derivanti secondo alcuni studiosi dal culto romano per i Lares e Penates, ma molto più sicura è la sua origine dal “genius loci”, cioè un elemento (animato o non) che popola un sito.

Su questa figura dello “Scazzamurrddru”, la gente ha avuto terreno fertile nell’immaginario popolare: viene definito capriccioso e bizzarro, ma anche geniale e non alto più di 40-50 cm, con occhi neri e penetranti, capelli lunghi e ricciuti, vestito di velluto nero, e col capo ricoperto da un appuntito cappellino rosso.

Si racconta che si adaggiasse nel cuore della notte sul seno delle donne togliendo il respiro, oppure che portasse cocci a chi gli chiedeva denaro o viceversa. Suggeriva i luoghi che nascondevano i tesori (“acchiature”) e si prendeva beffa di chi dopo aver scavato, non trovava nulla. Si divertiva a legare le code dei cavalli o a togliere il fieno di un animale e portarlo nel catino di un altro cavallo, con l’evidente ingrossamento di un esemplare e lo snellimento di un altro.

Si dice che l’unico rimedio fosse quello di tenere in casa le corna o un ferro di cavallo.

Oggi il termine viene indirizzato a quei ragazzi capricciosi che ricorrono a dispetti.

A proposito di dispetti, ancora oggi è radicata la convinzione che quando una persona che ne ha fatte di cotte e di crude sia moribonda, ma non muore, si debba porre uno “sciu”(il giogo dei buoi) ai piedi del prossimo defunto, per liberare l’anima dal corpo.

FESTEGGIAMENTI S. ANTONIO

Cuccagna

La cuccagna era uno degli spettacoli più spassosi degli anni venti e trenta. Aveva luogo il 3 febbraio, in ricorrenza della festa di S. Biagio. Quel giorno i ragazzi giocavano a salincervo o si rincorrevano sin dal mattino nella piazzetta dove era stato già issato l’albero galeotto. Vi si arrampicavano lasciandosi poi cadere per terra per imitare coloro che si sarebbero cimentati nelle ore pomeridiane nelle buffa scalata.

Nel pomeriggio la folla si assiepava nella piazza: uomini, donne e bambini erano lì per gustare il singolare spettacolo. L’albero veniva spalmeto di sego e poi cosparso d’acqua saponata e nerofumo. In cima al palo venivano legati un pollo, alcuni chili di pasta, una pezza di formaggio e un fiasco di buon vino. Tutto quel ben di Dio era destinato a colui che fosse riuscito ad impossessarsene arrampicandosi sin lassù.

I concorrenti erano lì, vicino al palo, cenciosamente vestiti. Attendevano il vi degli organizzatori del “match”. Al segnale d’inizio saliva chi era risultato primo nel sorteggio. Si aggrappava all’albero e dopo alcune bracciate che lo portavano qualche spanna più in alto, se ne scivolava a terra, grondante sudore, sfinito e imbrattato di sego. Saliva il secondo, ma anch’egli, dopo alcune spasmodiche contorsioni, colava, esausto a picco fra le risate della folla. Provava il terzo che riusciva a guadagnare un metro nell’avvilente scalata. Nuove strette, nuovi contorcimenti, nuovo sforzo fiaccante, poi il tonfo e la risonante risata degli spettatori. Lo spettacolo diveniva tanto più divertente quanto più gli aspiranti al premio si accostavano al traguardo.

Si alternavano in un saliscendi sfibrante mentre gli astanti si sbudellavano dalle risa. I ragazzi, soprattutto, si divertivano un mondo a vederli come fantocci e restavano senza fiato quando qualcuno era sul punto di agguantare la preda. “Forza, tignusu, forza”, gridavano alcuni al concorrente che in uno sforzo supremo tentava di strappare il ruspante che penzolava con la testa in giù. “Dai, pili te cane”, gridavano altri ad un altro concorrente che aveva gli occhi lucidi come pesce in agonia. A poco a poco il palo perdeva l’untume e il salire diventava più facile. Quando, finalmente, uno riusciva ad afferrare con rabbia il fisco di vino, nella piazza echeggiava un urlo, un boato fatto di risate e di applausi scroscianti. La cuccagna era finita. 

 

 

 
Tuttomelissano.it - Tutti i diritti riservati

PRIVACY POLICY